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Tuesday, May 21, 2019

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GUIDA TURISTICA

La Benedicta

Tra Genova e Alessandria nella primavera del 1944 operavano sull'appennino Ligure due brigate partigiane: la Brigata Autonoma Alessandria e la 3ª Brigata Garibaldi Liguria, comandata dal capitano degli alpini Edmondo Tosi.
Le brigate Garibaldi erano prevalentemente composte da giovani male armati, ma intenzionati a combattere le truppe tedesche e fasciste e a rifiutare l'obbligo di entrare nell'esercito fascista repubblicano, sancito dal bando Graziani del 18 febbraio.
Tra il 3 e 6 aprile reparti tedeschi appoggiati da quattro compagnie della Guardia Nazionale Repubblicana (due provenienti da Alessandria e due da Genova) e da un reparto del reggimento di bersaglieri di stanza a Bolzaneto, accerchiarono la zona del Tobbio partendo da Busalla, Pontedecimo, Masone, Campo Ligure, Mornese, Lerma.
Il 6 aprile iniziarono gli scontri armati e mentre la 3° Brigata Garibaldi Liguria cercò di rompere l'assedio dividendo i propri uomini in piccoli gruppi, la Brigata Autonoma Alessandria cercò una disperata difesa alla Benedicta e a Pian degli Eremiti.
Il monastero della Benedicta, in cui si erano rifugiati gli uomini disarmati o meno esperti (secondo le testimonianze dei superstiti la grande maggioranza degli uomini delle due brigate era male armata o non armata) viene minato e fatto esplodere.Furono catturati 75 partigiani che furono fucilati dai bersaglieri repubblicani comandati da un ufficiale tedesco.Tra gli scontri e le fucilazioni caddero 147 persone che furono poi gettate in una fossa comune.
Si salvò solo Giuseppe Ennio Odino,ritenuto morto.
Una parte dei partigiani catturati viene trasferita nel carcere genovese di Marassi mentre altri vengono inviati a Novi Ligure.
I renitenti alla leva che si presentano spontaneamente, accogliendo l'invito delle SS (che avevano promesso il condono della pena ai renitenti alla leva che si fossero costituiti), vengono deportati nei lager tedeschi.
Su quasi 400 deportati solo poco più della metà tornerà vivo in patria.
Altri 17 partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento vengono fucilati il 19 maggio nei pressi del passo del Turchino, insieme ad altri 42 prigionieri,come rappresaglia per un attentato contro alcuni soldati tedeschi al cinema Odeon di Genova in quella che sarà poi conosciuta come la Strage del Turchino.
Nelle intenzioni dei tedeschi l'eccidio doveva far crollare nella popolazione il sostegno alla resistenza, ma il numero dei morti e la particolare efferatezza delle esecuzioni,oltre all'inganno per far costituire i giovani che stavano fuggendo dalla chiamata alle armi,ebbero l'effetto opposto,aumentando l'odio della popolazione locale nei confronti dei repubblichini e delle truppe tedesche.
Un gruppo di partigiani della Valpolcevera, aiutati dai militi della Croce Verde Pontedecimo, si adoperò per recuperare in seguito le salme dei fucilati.

La Benedicta oggi

Dopo anni di abbandono i ruderi dell'ex convento benedettino, luogo della strage, sono oggetto di un'opera di restauro e recupero che ha portato alla creazione del Sacrario dei Martiri della Benedicta.
Nel 2001 è sorta l'Associazione "Memoria della Benedicta" che si propone di costruire, presso i ruderi della Benedicta, un centro di documentazione permanente dedicato all'eccidio e, più in generale, ai temi della guerra e della pace.
La prima fase dei lavori dell'Associazione ha permesso di recuperare il grande cortile del cascinale e di consolidare i ruderi.
Oggi l'eccidio della Benedicta è ricordato ogni anno con una manifestazione (alla quale hanno presenziato in passato i Presidenti Saragat, Pertini e, nel 2004, Ciampi) e la Regione Piemonte - dopo il recupero dei ruderi dell'antica grangia benedettina, risalente all'XI secolo, fatta saltare dai tedeschi alla fine del rastrellamento - con la L.R. 1/2006 ha istituito un Centro di documentazione, nell'ambito del Parco della Pace della Benedicta.
Il Sacrario dei Martiri della Benedicta è oggi nel cuore del Parco Regionale delle Capanne di Marcarolo.





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